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Il ruolo dei social media durante la rivolta in Iran

Twitter durante la crisi in Iran

Twitter durante la crisi in Iran

Il 12 giugno 2009 si sono svolte le elezioni per la nomina del presidente dell’Iran, nazione da tempo coinvolta in preoccupanti crisi diplomatiche. La riconferma di Ahmadinejad alla guida del Paese ha sollevato rivolte popolari per il sospetto di brogli, tesi portata avanti dal principale avversario politico Mousavi.

La dura repressione delle proteste da parte del governo tramite i pasdaran – il Corpo delle Guardie Rivoluzionario Islamico – sta mettendo a rischio un fondamentale diritto democratico quale è la libertà d’espressione. La censura dei media ha un ruolo cruciale nella repressione, con le emittenti televisive oscurate e le notizie sui giornali modificate secondo il volere del governo. In questa grave situazione sta emergendo con prepotenza l’importanza di Internet e dei social media.

Nonostante l’impossibilità di accesso ad Internet per circa 45 minuti avvenuta il 13 giugno, e il blocco dell’accesso a vari siti internet, la protesta sta dilagando sui principali social network quali Facebook, Twitter e YouTube.

Ieri Facebook ha annunciato il lancio della versione in lingua persiana del popolare social network, al fine di consentire ad un numero maggiore di cittadini iraniani di comunicare attraverso il sito. Anche Google si è attivato aggiungendo la lingua persiana al traduttore Google Translate, per permettere una veloce traduzione dall’inglese al persiano e viceversa.

Il ruolo più importante in questo nuovo tipo di resistenza lo sta avendo Twitter, tanto da costringere i proprietari della piattaforma a rimandare la manutenzione programmata per evitare che il sito fosse irraggiungibile per un paio d’ore. Il trend #iranelection fa segnare decine e decine di messaggi al minuto, e c’è stato persino l’interessamento da parte del governo statunitense a fare pressione in modo che i principali social network fossero funzionanti ininterrottamente durante queste ore cruciali.

Sempre a proposito di Twitter vi segnaliamo l’iniziativa del sito helpiranelection.com, il quale permette di colorare il proprio avatar di verde, colore simbolo del movimento di protesta.

Come si può comprendere osservando l’evoluzione di questo fenomeno, in circostanze in cui può essere molto semplice censurare i cosiddetti old media, i social media rischiano di diventare un ultimo baluardo di democrazia, almeno fino a quando un regime non diventa così oppressivo da impedire totalmente l’accesso alla rete. In questo contesto è fondamentale che le più importanti nazioni democratiche spingano sulla diffusione e l’imprescindibilità dell’accesso ad Internet per una maggiore libertà d’informazione ed espressione.

[Fonte]

1 Comment

  1. […] e i suoi accoliti non abbiano imparato nulla da Ahmedinejad? Non hanno letto che le notizie delle rivolte in Iran censurate in tv sono circolate su Facebook, Twitter e compagnia bella digitale? Finite le gioie e i sogghigni però mi rattristo alquanto. Da un punto di vista mediatico e […]

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